Villaggio & Pittura

Un particolare importante impreziosisce le sale comuni del Grand Chalet Restaurant: i dipinti esposti, tutte opere del pittore Glicerio Mezzani, il quale è legato alla Famiglia Trabucchi da una profonda e reciproca amicizia. Conosciamolo più da vicino:

Glicerio Mezzani nasce a Bormio nel 1945; dopo gli studi a Brera si dedica totalmente alla pittura, esponendo al Lincoln Center di New York, a Bruxelles, a Melbourne e Sidney e nelle pricipali città italiane. La sua prima pittura rispecchia la sua personalità: i suoi quadri fanno trasparire una disponibilità spontanea, un trionfo di una perizia artigiana, perfezionista e geniale. Glicerio può definirsi un proseguimento dei grandi maestri che in passato hanno meritato l%u2019appellativo di %u201Cpittori della realtà%u201D, un tipo di arte che viene proiettata nel futuro per la natura stessa del contenuto che la svincola dalla fluttuazione delle mode. 
La pittura di Glicerio con la propria fedeltà all%u2019immagine riqualifica il vero concetto universale dell%u2019arte. Glicerio, come ogni artista, in certi frangenti esce da quello che si può definire stile ed ecco apparire allora quelle pitture astratte che per certi versi sono ancora più reali perché trasmettono quello che l%u2019artista dipinge non solo con il pennelle, ma anche con il proprio %u201CIo%u201D, pieno di gioia, tristezza, poesia e fantasia. 
La pittura di Glicerio, nell%u2019assoluta precisione del segno, raggiunge l%u2019anima. 
Non si tratta quindi di una semplice rappresentazione delle cose, bensì di interpretazione di come l%u2019artista vede le cose e come soprattutto le esprime al lettore. 
Nei suoi quadri, pur così vivi e presenti, si nota sempre una nostalgia delle cose passate, dei piccoli oggetti ormai desueti che stanno a dimostrare l%u2019animo sensibile non solo del pittore ma anche del poeta. 
Non è così facile infatti dalla rappresentazione delle cose comuni, suscitare in chi le guarda sensazioni nostalgiche e sentimentali. 
Lo stesso dicasi allorché Glicerio si impegna nella rappresentazione delle cime montagnose, ove all%u2019aspetto fisico della roccia subentra l%u2019affetto verso le montagne dove l%u2019artista vive e lavora, tanto da porle in mano al visitatore e creare una comunione di sensi sia verso la roccia, sia verso l%u2019infinito. 
L%u2019artista poi non si limita sempre sugli stessi soggetti ed ecco che l%u2019animo innovativo spazia verso nuovi elementi che potremmo definire natural-astratto nel senso che pur usando delle figure naturali e abitudinarie riportano nell%u2019aspetto finale del quadro un%u2019impressione astratta. 
Anche in questo caso la visione che ne appare è pulita ed estremamente sprofondata verso l%u2019infinito a rispecchiare l%u2019animo di Glicerio che certo non si ferma sulla scorta delle cose, ma la penetra nella loro essenza. Se così non fosse non avremmo delle opere d%u2019arte, ma delle semplici fotografie, ed è in questa versione che occorre considerare l%u2019arte di Glicerio nella sua capacità di trasformare gli oggetti normali in oggetti senza materia, ovvero, nei quadri astratti le cose senza materia in visioni normali. Quindi non solo Glicerio dimostra una tecnica pittorica sicuramente di livello superiore, ma anche un%u2019 interpretazione ed un sentimento artistico degno di ogni menzione, che lo affianca ai grandi figurativi del presente e del passato.

(Sergio Saiani).

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